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Animazione liturgica durante le S. Messe d'orario e le esecuzioni musicali nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura

FESTIVAL DI MUSICA E ARTE SACRA
XVI Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra dal 4 al 10 Novembre 2017 con i Wiener Philharmoniker come orchestra in residence.

 Roma, 18/11/2017




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PRESENTAZIONE DEL VOLUME SULLA BASILICA DI SAN PAOLO
Presentazione del volume Basilica di San Paolo fuori le Mura – Fede e spazio sacro

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Giovedì 10 Marzo alle ore 18, nella magnifica cornice di Palazzo Borromeo – Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, a Roma – è stato presentato il volume Basilica di San Paolo fuori le Mura – Fede e spazio sacro, edito da San Giorgio Editrice.
 
Il progetto ha incontrato il favore e l’interesse del Gruppo Assicurazioni GENERALI, che ne ha reso possibile la realizzazione. Si tratta della seconda pubblicazione della prestigiosa collana Le Grandi Basiliche di Roma, iniziata lo scorso anno con Basilica di Santa Maria Maggiore.
 
Il volume, attraverso l’estrema autorevolezza dei testi e la capillare documentazione delle immagini, pone in evidenza i profondi valori che questa Basilica e la figura dell’Apostolo Paolo trasmettono e valorizza lo spessore storico, artistico e spirituale di questo capolavoro architettonico.
 
 
La ricchezza dei contenuti si struttura su diverse direttrici:
  • Storia e devozione – Una Basilica in cammino. Origini, trasformazioni e rinascita;
  • Paolo e il suo messaggio dal Portico all’Abside – Il Carmen Christo istoriato nella Basilica di San Paolo fuori le Mura;
  • La vita monastica e la regola benedettina – San Paolo fuori le Mura, Basilica Monastica;
  • Il Percorso Spirituale – Un cammino religioso attraverso le opere conservate nella Basilica. In quest’ultima parte s’individua il cuore della pubblicazione: un esteso percorso artistico e pirituale che, spazio dopo spazio, opera dopo opera, permette al lettore di intraprendere contemporaneamente un cammino di fede e conoscenza, stabilendo una sorta di dialogo tra l’umano e il divino.
Intervenuti:
SER Card. Francesco Monterisi, Arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura
SER Card. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano
On. Maurizio Sacconi, Ministro del Lavoro
SE Dott. Francesco Maria Greco, Ambasciatore d´Italia presso la Santa Sede
e gli Editori
 
 
Intervento di SER Card. Francesco Monterisi, Arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura
 
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Sento un intimo bisogno di dire tre volte “grazie”. Innanzi tutto ai Relatori, e cioè l’On. Maurizio Sacconi, Ministro per il Lavoro e le Attività Sociali della Repubblica Italiana, che ha trovato il tempo di essere con noi questa sera, nonostante gli impellenti suoi impegni di questi giorni e accogliendo la nostra richiesta presentata a breve scadenza.
 
Ringrazio inoltre il Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro, che, anche egli, pur essendo molto preso dal suo ufficio, ha subito accettato di parlarci di San Paolo, Co-fondatore, con San Pietro, della Chiesa di Roma.
 
Dico poi un “grazie” molto, molto sentito a Sua Eccellenza Francesco Greco, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, che ha aderito prontamente all’idea di ospitare questa presentazione in Ambasciata, proprio all’inizio della sua missione, e che, con i suoi validi collaboratori, si è adoperato per la sua preparazione e svolgimento.
 
Non posso mancare, infine, di rivolgere un cordiale ringraziamento ai Rappresentanti della “SanGiorgio Editrice”, il Signor De Paulis e la Signora Masconi, ed all’Architetto Maurizio Galletti, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Regione Liguria, con tutti i loro collaboratori, che si sono impegnati al massimo affinché il libro uscisse nella sua splendida veste tipografica, che tutti possono ammirare.
 
Se c’è un pregio innegabile di questo volume, ma ce ne sono tanti, - è certamente la ricchezza e, direi, lo sfolgorio delle immagini. Le tecniche più moderne della fotografia e delle riproduzioni tipografiche sono ampiamente utilizzate e danno alla pubblicazione un suo carattere specifico.
 
Non mancano, infatti, libri che trattano della Basilica di San Paolo dal punto di vista spirituale o storico o artistico o archeologico. Sono forse un po’ datati alcuni volumi di carattere più generale - direi classici, come quello del Pietrangeli -, pur sempre validi. Negli ultimi anni sono continuati studi e ricerche su questa Basilica; tali studi, in realtà, sono presentati piuttosto in articoli di carattere scientifico o storico apparsi in diverse pubblicazioni recenti.
 
Il volume della SanGiorgio Editrice non ha un tale carattere scientifico, archeologico, eccetera. Non ha cioè la pretesa di rivelare nuove scoperte nella storia della Basilica, né di dare più aggiornate ed accurate osservazioni e giudizi sull’architettura o sulla qualità artistica del tempio e di quanto esso racchiude. Né vuole proporre una lettura arcana del mistero che esso contiene. L’intento del libro è far conoscere la Basilica e il suo senso spirituale in forma diretta, facilmente accessibile, e cioè con le immagini.
Di fatto il rapporto fra il testo e le illustrazioni è tutto a favore di quest’ultime. In sostanza, il Volume racconta la Basilica con le immagini e il testo appare in funzione delle medesime.
 
Ciò vale soprattutto per la seconda parte del libro. Di fatto, le immagini dell’insieme del Tempio e di suoi scorci importanti sono sparse in tutto il volume. Ma è nella seconda parte che il lettore, aprendo il volume, trova, quasi sempre, alla pagina di destra l’immagine di un particolare (una statua, un dipinto, uno scorcio), con l’indicazione della sua collocazione nella Basilica, e a sinistra un breve scritto di carattere storico-artistico che ne introduce la comprensione.
 
Non per questo i tre capitoli della prima parte sono di minore rilievo. Per conoscere bene la Basilica essi costituiscono un sussidio molto utile e profondo.
 
Nel primo capitolo, il Prof. Maurizio Galletti offre una sintesi articolata della storia e della struttura della Basilica: è un percorso fondamentale per cogliere pienamente le sue ricchezze, come accumulatesi nello scorrere del tempo.
 
L’ispirazione paolina del Tempio è spiegato nel secondo capitolo da Mons. Antonio Pitta, Professore di Sacra Scrittura nella Pont. Università Lateranense: egli scopre il messaggio, la missione e la figura di San Paolo nella traiettoria che va dalla sua statua, collocata al centro del quadriportico d’ingresso, al mosaico dell’Abside, in cui si trova la raffigurazione dell’Apostolo, accanto a Cristo e a San Pietro.
 
Infine, una caratteristica propria della Basilica, rispetto anche alle altre tre Basiliche Papali, è messo in luce dallo scritto dell’Abate di San Paolo, Don Edmud Power. San paolo fuori le Mura è anche la “Chiesa Abbaziale” della Comunità Benedettina che dall’Ottavo Secolo si è insediata nell’edificio adiacente, come “custode” del Sepolcro dell’Apostolo. È suggestivo pensare come sotto le volte del Tempio, ogni giorno, per circa 1300 anni, si sono levate le melodie gregoriane dei benemeriti Monaci, nella celebrazione della Liturgia dell’Eucarestia, delle Lodi mattutine e del Vespro.
 
San Paolo fuori le Mura è una “Chiesa Abbaziale”, quindi. Ma la sua caratteristica principale è quello di essere una “Basilica Papale”. Non perché da vari anni vi è un’Amministrazione Pontificia. Questo, piuttosto, è una conseguenza del profondo legame che vincola la Basilica al Pontefice Romano.
 
Essa è stata ed è oggetto di particolari attenzioni da parte dei Papi che si sono succeduti nei secoli. La ragione è comprensibile. Là dove riposa Paolo, il “Doctor Mundi” (il “Maestro dell’Universo”, com’è chiamato l’Apostolo nel distico dell’Arco di Trionfo che sovrasta l’altare della Confessione), è il luogo privilegiato, la Cattedra più alta per la diffusione del Messaggio Paolino: un Messaggio di libertà, di apertura agli uomini di ogni tempo e luogo, incentrato sulla salvezza operata da Cristo.
 
Il Papa Silvestro I, riferiscono gli storici, ottenne da Costantino, appena dopo l’editto di Milano del 313, che fosse edificata una chiesa presso il trofeo di Paolo sulla via Ostiense, insieme a quelle edificate al Laterano e sul colle Vaticano; com’è noto, recenti scavi attorno alla Tomba di Paolo hanno messo in luce la fondazione dell’abside della Basilica Costantiniana.
 
Nel 390, fu Papa Siricio, (come testimoniato da una scritta sulla base di una colonna del vecchio edificio) a consacrare la Seconda Basilica o Basilica Teodosiana o dei Tre Imperatori –Teodosio, Arcadio e Onorio- molto più grande della prima –anzi, più grande della stessa Basilica di San Pietro prima della ricostruzione del 1508, in pratica delle dimensioni e forme identiche a quella attuale.
 
Si deve poi all’amore di Papa Leone Magno (lo “studium Pontificis Leonis” di cui parla il distico suddetto) a spingere Galla Placidia a dotare la Basilica dello stupendo Arco di Trionfo sulla Tomba di Paolo, tutto in ricco mosaico. Allo stesso Leone Magno è attribuita l’iniziativa di collocare i ritratti dei Papi sulle pareti del transetto, come segno perenne dell’interesse dei Pontefici per questa Basilica.
 
Potremmo continuare a lungo nel nominare i Pontefici che intervennero ad arricchire la Basilica durante i secoli. Vorrei solo menzionare quelli che si adoperarono a ricostruire il Tempio distrutto dall’incendio del 1823: Leone XII, Gregorio XVI e Pio IX. Papa Mastai, “animato della più viva devozione verso il Dottore delle Genti” – come riferisce un documento ufficiale – ne officiò la ri-consacrazione il 10 dicembre 1854, con la partecipazione dei Cardinali e Vescovi convenuti a Roma per la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione, avvenuta due giorni prima.
 
Sia in passato, che in tempi recenti i Papi scelsero la Basilica di San Paolo per straordinari eventi. In essa Giovanni XXIII preannunciò l’indizione del Concilio Ecumenico Vaticano II. Ogni anno significativamente in San Paolo fuori le Mura il Papa svolge la celebrazione conclusiva della Settimana per l’Unità dei Cristiani. Papa Benedetto XVI ha voluto la celebrazione dell’Anno Paolino, centrato nella Basilica Ostiense, nel Bi-Millenario della nascita dell’Apostolo. Quindi, nel giugno dell’anno scorso, vi ha annunciato la creazione del suo Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, l’organismo inteso a dare slancio all’approfondimento della vita di fede nelle Comunità di antiche radici cristiane.
 
Vorrei concludere dicendo che tale appartenenza di San Paolo fuori le Mura ai Pontefici Romani è stato il motivo principale che ci ha spinto a promuovere la pubblicazione di questo volume. Questa iniziativa ci è parsa un mezzo opportuno far conoscere più e meglio questa Basilica Papale, che oltre ai valori del messaggio di San Paolo, fa riferimento al Successore di San Pietro. Chi si soffermerà con attenzione ed interesse sui testi e sulle immagini di questo libro sarà invogliato a visitare la Basilica che esso illustra. Tutti sono benvenuti! Grazie!
 
 
Intervento di SER Card. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano
 
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Eusebio di Cesarea, contemporaneo dell’imperatorе Costantino e primo storico della Chiesa, ci offre importantissime informazioni sulla presenza di Pietro e Paolo nella città di Roma e sul loro martirio e la loro sepoltura. Eusebio scrive così riguardo a Nerone: “Bisogna anche aggiungere a tutti i delitti accennati che egli fu pure il primo imperatore, che si dimostrò ostile alla pietà verso Dio”.
 
Circostanza questa che il latino Tertulliano rilevò dicendo così: “Guardate le vostre storie, e li troverete che Nerone per primo perseguitò la nostra fede, allorché, soggiogato l’Oriente, specialmente a Roma incrudeliva con tutti. Per noi è titolo di gloria una condanna che procede da un tal uomo. Chi lo conosce può comprendere che da Nerone non poteva venir condannato se non un grande bene”.
 
 
 
Così Nerone, tristemente noto per essere stato l’antesignano dei nemici di Dio, si levò a infierire contro gli Apostoli. Narrano che Paolo fu decapitato da lui e Pietro crocifisso a Roma, e ne è riconferma ii fatto che il nome di Pietro e di Paolo tuttora si leggono sui loro sepolcri in quella città.
 
Del resto anche Gaio, uomo ecclesiastico, vissuto ai tempi del vescovo di Roma, Zefirino (199-217) in un suo scritto contro Proclo, capo della setta del Сatafrigi, parla dei luoghi ove furono deposte le sacre spoglie dei detti Apostoli, e dice:
“Io posso mostrarti i trofei degli Apostoli. Ѕe vorrai recarti sul Vaticano o sulla via Ostiense, troverai i trofei dei fondatori di questa Chiesa”. E recenti scavi archeologici hanno puntualmente confermato, la notizia di Еusebio di Cesarea sia riguardo a San Pietro che a San Paolo.
 
Vorrei ora affrontare un problema che spesso ritorna, anche se la soluzione è limpida e evidente. II problema è questo: tra Pietro e Paolo c’è stata una sottile rivalità, che, in qualche modo, metteva in discussione il ruolo, che Gesù aveva affidato a Pietro nella Chiesa?
 
Аlcuni usano un testo della Lettera ai Galati per sostenere l’ipotesi che Paolo non riconosceva un particolare ruolo a Pietro: anzi contestava questo ruolo. Еcco il testo: “Quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui affrontandolo direttamente a viso aperto, perché era biasimevole. Infatti prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma dopo la loro venuta, cominciò ad evitarli e a tenersi in disparte per timore dei circoncisi (ebrei convertiti alla fede cristiana). E anche gli altri Giudei (ebrei convertiti alla fede cristiana) lo imitarоno nella simulazione, al punto che anche Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: “Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?” (Galati 2,11-14).
 
Cerchiamo di capire il senso di questo episodio.
 
Nella Chiesa delle origini si presentò subito questo problema: gli ebrei che diventavano cristiani, dovevano continuare ad osservare tutte le prescrizioni della legge mosaica, quali la circoncisione e il comando di evitare cibi ritenuti immondi? E i pagani (non ebrei) che si convertivano a1 cristianesimo erano obbligati a sottomettersi alle norme della antica legge mosaica?
 
II problema oggi fa sorridere, ma per quei tempi, non era semplice; e gli Apostoli, riuniti insieme a Pietro, decisero che non esisteva più l’obbligo di seguire le prescrizioni rituali della legge mosaica, perchè la salvezza non viene da questa osservanza ma dalla fede in Gesù e dall’obbedienza al Suo Vangelo.
 
Tutto chiaro. Ma, inizialmente, non era facile cambiare mentalità ed entrare nello spirito della libertà cristiana: occorreva pazienza, occorreva dare tempo per superare lentamente il formalismo dell’osservanza delle antiche norme rituali.
 
Pietro, con senso pastorale, quando si accorse che un gruppo di ebrei convertiti al cristianesimo si scandalizzava quando lo vedevano mangiare, insieme ai pagani convertiti al cristianesimo, alcuni cibi ritenuti immondi, si piegò alla loro mentalità ed evitò di continuare a mangiare insieme ai pagani convertiti. Gli altri ebrei convertiti lo seguirono e ciò creò un clima di confusione: come bisognava comportarsi?
 
Paolo entra in questa situazione con il suo forte temperamento e si rivolge a Pietro, affinché il suo comportamento sia più coraggioso e non dia adito a dubbi e a ritorni al passato.
 
Domanda: in questo episodio, Paolo contesta il ruolo di Pietro? Tutt’altro! Paolo si rivolge a Pietro, perchè sa che il suo comportamento pratico è decisivo per tutti in quanto egli è il “primo” degli Apostoli.
 
Del resto, nella stessa Lettera ai Galati, poco prima di questo episodio, Paolo racconta che, dopo l’incontro con Gesù sulla via di Damasco, egli si recò in Arabia e poi ritornò a Damasco e, tre anni dopo, andò a Gerusalemme per consultare Cefa: “e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altra, se non Giacomo” (Galati 1,18).
 
Anche questo particolare ci dice chiaramente quanta importanza Paolo desse a Pietro: Paolo, infatti, bene conosceva le parole pronunciate da Gesù nei riguardi di Simone. Per questo motivo, Paolo nelle sue Lettere non usa mai il nome “Simone”, ma usa sempre il nome Cefa: il nome, cioè, che Gesù diede a Simone per indicare il suo ruolo e la sua missione nella Chiesa.
 
Anche questo particolare dice chiaramente quanto Paolo rispettasse Pietro a motivo della chiara volontà espressa da Gesù nei riguardi di Pietro.
 
A questo punto é legittima un’altra domanda: perché Pietro e Paolo sono venuti a Roma? Perché non sono rimasti a Gerusalemme, che era la Chiesa Madre, la Chiesa dei grandi avvenimenti della salvezza come la morte e la risurrezione di Gesù? Perché soprattutto Pietro non è rimasto accanto al sepolcro di Gesù, che egli aveva visto vuoto e poi pieno delta luce del Risorto? Perchè Pietro non è rimasto accanto al Cenacolo dove Gesù aveva celebrato la prima Eucaristia e dove lo Spirito Santo era disceso per infiammare il cuore degli Apostoli?
 
La risposta la troviamo negli Atti degli Apostoli, dove é raccontato che, una notte, mentre l’Apostolo Paolo era in catene a Gerusalemme per la fede in Cristo, gli apparve Gesù in persona e gli disse: “Cоraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda testimonianza anche a Roma” (At 23,11).
 
E Paolo venne a Roma, e qui a Roma verrà il sangue della sua fedeltà a Gesù.
 
Presumibilmente Gesù rivolse anche a Pietro le parole che aveva rivolto a Paolo: non si può spiegare diversamente la sua decisione di incamminarsi verso Roma, lasciando la Тerra dove aveva incontrato Gesù, dove aveva udito la sua voce, dove aveva punto il rinnegamento e dove aveva sentito le decise parole di Gesù, che lo riconfermavano nella missione di essere “pietra sulla quale egli costruisce la sua Chiesa”.
 
Come poteva Pietro lasciare Gerusalemme ancora piena di memorie e di affetti? Soltanto un ordine di Gesù, come quello dato a Paolo, poteva spingerlo verso la lontana Roma, dove tutto era ignoto per Pietro e dove tutto aveva il sapore del rischio e della sfida.
 
Anche in questo, la storia dei due Apostoli mi sembra singolarmente legata, diventando per tutti noi un invito al coraggio nella predicazione del Vangelo, senza temere i vari “Nerone” che si succedono in vari modi nello scenario del mondo.
 
Termino con un bel pensiero di San Giovanni Crisostomo. Egli dice: “Non così brillante è il cielo, quando il sole diffonde i suoi raggi, come la città di Roma quando invia queste due luci in tutte le parti del mondo”. Evidentemente, le due luci sono Pietro e Paolо.
 
 
Intervento di SE Dott. Francesco Maria Greco, Ambasciatore d´Italia presso la Santa Sede
 
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Protagonista della nostra presentazione odierna sarebbe la Basilica di San Paolo, maestoso luogo di arte e di culto che incarna la grandiosità delle opere ispirate dalla fede e dalla memoria dell’Apostolo delle Genti. Ma il vero protagonista è proprio San Paolo la cui figura e la cui attualità affiorano potentemente in momenti come questi nei quali i cristiani subiscono in molte parti del mondo vere e proprie persecuzioni. Ed è un paradosso che queste sofferenze siano più dolorose proprio nel vicino Oriente: in quell’Oriente dove il Cristianesimo nacque e dal quale il suo messaggio si trasferì poi a Roma, ossia nel cuore dell’Occidente antico per poi irradiarsi in tutta Europa. Il Governo italiano non si stanca di ribadire, in ogni contesto interno ed internazionale, che dobbiamo levare la nostra voce di fronte alla violenza subita dalle minoranze cristiane, le più vessate in assoluto. Il messaggio di San Paolo, vero e proprio Ambasciatore itinerante della nascente Chiesa universale, proietta una luce particolare in due direzioni.
 
Su un piano più generale esso rappresenta la tela di fondo delle due Encicliche con le quali il Santo Padre ci ha ricordato con chiarezza che ogni decisione economica e politica non può prescindere da una dimensione morale; e questo riguarda sia i credenti che i non credenti. La solidarietà che è fondamentale nelle relazioni umane, personali o istituzionali, discende in ultima istanza dalla stessa caritas paolina, ideale filo conduttore della vita di ogni essere umano (“… Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi operi senza cercare il personale interesse, ma anche quello degli altri…”) .
 
Con specifica attinenza alla nostra Storia nazionale, dobbiamo ricordare un documento di straordinaria importanza e di enorme attualità nel dibattito sull’unità d’Italia: la lettera che Giovanni Paolo II nel giorno dell’Epifania del 1994 indirizzò ai Vescovi del Nord, del Centro e del Sud circa “le responsabilità dei Cattolici di fronte alle sfide dell’attuale momento storico”. Il Santo Padre volle condividere con i rappresentanti della Chiesa, di cui era Primate, preoccupazioni e speranze per rendere testimonianza a quell’eredità di valori umani e cristiani che rappresenta il patrimonio più prezioso del popolo italiano. Si tratta innanzitutto dell’eredità della fede: i semi sparsi da Pietro e da Paolo (e il sangue dei martiri) si sono radicati nell’animo delle popolazioni della nostra terra, favorendone il progresso anche civile e suscitando vincoli di coesione. Si tratta dell’eredità della nostra cultura, ammirata in ogni parte del mondo. Si tratta infine dell’eredità dell’unità che, anche a prescindere dalla configurazione politica maturata 150 anni fa, pervade la coscienza degli italiani che -in forza della lingua, della storia, della comune fede e cultura- si sono sentiti sempre parte integrante di un unico popolo.
 
Prima ancora di San Francesco, prima ancora di San Benedetto, l’idea di una nascente nazione italiana può esser dunque fatta risalire all’Apostolo dei Gentili e queste parole di Giovanni Paolo II dovremmo sempre meditarle e portarle nei nostri cuori.
 
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